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Visione oltre la luce 2.0: l’emozione dell’arte al buio
Vedere l’arte senza la vista: recensione della mostra da parte di un gruppo di studenti
È calato il sipario, ma non si può dire che le luci si siano spente, perché in Visione oltre la luce 2.0 lo erano già. Rimangono, però, sensazioni ed emozioni, queste resteranno e saranno parte di tutti coloro che hanno visitato la mostra.
Cosa succede quando l’arte smette di essere guardata e inizia a essere “sentita”? La mostra Visione oltre la luce 2.0 ha rappresentato per alcuni studenti – una ventina – un vero e proprio spartiacque sensoriale, una sfida a chiudere gli occhi per imparare a percepire il mondo attraverso il tatto, l’udito e l’emozione pura. In questo percorso multisensoriale, la privazione della vista non è stata un limite, ma una chiave per accedere a una visione più intima e profonda. Attraverso le testimonianze dirette dei ragazzi, esploriamo come questa mostra d’arte al buio abbia trasformato la paura dell’ignoto in una scoperta stupefacente, ridefinendo il concetto di inclusività e connessione umana.
Ari sottolinea come la mostra faccia capire quanto facciamo affidamento sulla vista, mentre Greta descrive l’opera iniziale come “stupefacente”, capace di ribaltare ogni aspettativa. Non per tutti l’approccio è stato immediato: Sofia e Martina hanno confessato timore e ansia per la perdita di controllo, sentimenti poi svaniti grazie alla guida vocale (la voce narrante, ndr) e alla capacità di “lasciarsi andare” alle sensazioni tattili. Loris definisce il percorso “un’esperienza caratteristica”, citando l’opera del brivido (quella della lastra di metallo, ndr) e quella dei lecca-lecca, come momenti chiave di questa nuova percezione maschile dell’arte. E questo trovo sia una grandissima capacità di imparare ad esplorarsi all’interno. Cosa non facile per ragazze e ragazzi appena maggiorenni. La loro è stata una sfida, ma anche la nostra – mia, dell’artista e di tutto il team che coordina la mostra – a farli partecipare e sostenerli in questa avventura inusuale.
Il “Cuore”: l’opera che ha battuto all’unisono con i visitatori
Tra tutte le installazioni della mostra Visione oltre la luce 2.0, quella dedicata al Cuore è stata senza dubbio la più citata e amata dagli studenti. Non si è trattato solo di un’esperienza tattile, ma di un incontro emotivo che ha abbattuto le barriere tra l’oggetto artistico e il soggetto percipiente.
Mentre si muovevano nel buio, guidati solo dalla voce narrante e dal proprio istinto, i ragazzi hanno scoperto una scultura che non si limitava a occupare uno spazio, ma che “viveva”.
Perché il Cuore ha colpito così profondamente?
Le reazioni degli studenti evidenziano la potenza di quest’opera multisensoriale:
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Sintonia ed empatia: per molti, come Sebilhan, l’opera ha creato una vera “sintonia emotiva”, superando ogni aspettativa iniziale. Sentire il perimetro di un cuore che batte ha trasformato la materia fredda in qualcosa di vibrante.
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La percezione di un’altra persona: Lussinda ha descritto una sensazione quasi scioccante: «Mi sembrava di sentire un’altra persona». Il battito accelerato e le palpitazioni, percepiti prima con una mano e poi con entrambe, hanno reso l’esperienza incredibilmente reale e umana.
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Il battito come guida: per Linda, l’opera è stata un viaggio nell’altruismo: «Mi sono sentita davanti a una persona con dei problemi e io ero lì per aiutarla». Il suono del battito, simile a un elettrocardiogramma, ha reso l’interazione potente e quasi sacrale.
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Emozione pura: anche chi inizialmente provava timore nel perdere il controllo della vista, come Martina, ha trovato nel Cuore il punto di svolta: «È stata la mia opera principale… avrei quasi preferito non vederlo dopo, per non rovinare l’emozione provata nel buio”.
Questa installazione ha dimostrato che l’arte inclusiva non serve solo a chi non può vedere, ma è uno strumento universale per risvegliare una sensibilità profonda che spesso, nel caos visivo di ogni giorno, dimentichiamo di possedere.
Storie personali: quando il buio illumina i ricordi
La mostra ha assunto significati diversi in base al vissuto di ogni studente. Per Hanane, il percorso ha avuto un peso emotivo particolare: avendo una parente diventata cieca in età adulta, la mostra le ha permesso di immedesimarsi in una realtà familiare, stravolgendo le sue aspettative e spingendola a voler provare l’esperienza sia al buio che alla luce.
Oltre i confini: l’esplorazione di Delia e Dalia
Alcuni studenti si sono lasciati guidare dalla curiosità pura, andando oltre il semplice “toccare”:
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Delia e l’opera “Filippo”: affascinata dalla narrazione, Delia si è staccata dal gruppo per inquadrare il QR code, come suggerito dall’artista, e ascoltare l’intera storia dell’opera. Ha voluto sapere di più su Filippo, dimostrando come l’arte multisensoriale possa creare un legame individuale fortissimo.
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Dalia e i perimetri: Dalia ha sentito il bisogno di andare oltre il centro dell’opera, esplorandone i confini con le mani per capire esattamente dove iniziasse e finisse la forma, trovando un coraggio nuovo nell’esplorazione del sacco di juta.
L’impatto sociale: la mostra come collante per la classe
Oltre alla percezione individuale, Visione oltre la luce 2.0 ha rappresentato un momento di profonda riflessione per il gruppo. Gli stessi studenti riconoscono che, in passato, la classe è stata spesso frammentata in piccoli gruppi isolati, dove dominava una sorta di “tutti contro tutti” piuttosto che lo spirito di coesione.
Sebbene quest’anno scolastico abbia segnato un netto miglioramento nel clima relazionale, l’esperienza di una mostra inclusiva e sensoriale ha agito come un potente catalizzatore. Trovarsi al buio, vulnerabili e privati della vista, ha costretto i ragazzi a fare affidamento l’uno sull’altro e sulla voce-guida, toccando corde profonde. Il messaggio di inclusività della mostra non è stato dunque solo teorico, ma un’esperienza pratica di unità che ha trasformato l’arte in un ponte per superare le divisioni interne. Dopotutto, “corda” e “ponti” erano delle parole chiave all’interno della mostra.
Dalla lastra fredda ai lecca-lecca: profumi e sensazioni
Oltre al tatto, l’olfatto ha giocato un ruolo chiave. L’opera dei lecca-lecca ha scatenato ricordi nostalgici: Rabia parla di un profumo che ricorda le gomme da masticare, mentre Linda G. è tornata con la mente ai giochi dell’infanzia. E un ritorno a ricordi del passato è una cosa del tutto particolare, perché normalmente sono gli adulti con un certo vissuto alle spalle a fare un viaggio indietro nel tempo con alcune opere. Al contrario, la lastra di acciaio fredda ha creato visioni contrastanti: per alcuni sembrava un vetro di montagna, per altri uno specchio, rivelando quanto la percezione sia soggettiva.
Il “caso” dei lecca-lecca: tra arte, profumo e… piccoli incidenti!
L’opera ON-NO dell’artista Paola Arrigoni è stata tra le più amate per il suo profumo di zucchero e infanzia. Tuttavia, ha dato vita a un aneddoto divertente. La voce narrante invitava i visitatori ad avvicinarsi e a prendere un lecca-lecca da un contenitore laterale per gustarlo.
Una sera, però, l’artista racconta di avere notato qualcosa di strano sulla sua opera: per terra c’erano pezzetti di caramella e di incarto. Qualche visitatore troppo entusiasta, invece di attingere dal contenitore, ha tentato di mangiare i lecca-lecca direttamente dal quadro, dove sono però fissati con la resina! Quel visitatore ignaro è diventato parte dell’installazione stessa: l’opera non è più la stessa, trasformata da un gesto d’impulso in qualcosa di nuovo e unico, tipico in questo tipo di performance artistiche.
Un messaggio per il futuro: il rito finale
Al termine del percorso, l’esperienza non si è conclusa con l’uscita. I ragazzi, come ogni visitatore, hanno partecipato a due riti simbolici:
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Il Cuore di carta: hanno scritto un’impressione su un cuoricino di carta, appendendolo a una griglia che è diventata essa stessa un’opera d’arte
collettiva in continua crescita. -
Il “Gratta e Vinci” emozionale: hanno grattato una pellicola dorata per scoprire una frase nascosta, un piccolo messaggio personale da portare a casa come ricordo tangibile dell’invisibile.
Oltre il visibile: cosa impariamo dal buio
La mostra non è solo un esercizio di stile, ma un manifesto sull’inclusività. Come notato da Linda, l’idea di coinvolgere persone che non possono vedere permette di sviluppare una sensibilità nuova verso la disabilità visiva.
Anche per chi, come Alessia, non ha provato emozioni forti, la mostra resta un momento di organizzazione impeccabile che spinge a riflettere sul proprio modo di stare al mondo. In definitiva, uscire da Visione oltre la luce 2.0 significa portarsi dietro una consapevolezza: la bellezza non ha bisogno di essere guardata per esistere.
Il Diario della Mostra: le voci dei protagonisti
Abbiamo deciso di riportare integralmente le riflessioni dei ragazzi, così come sono nate subito dopo aver tolto la benda. In queste parole c’è tutta la sorpresa, il timore e la meraviglia di chi ha scoperto un nuovo modo di vedere.
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Greta: “Non ho sentito molto, è una bellissima cosa in primis. Per chi non è in grado di vedere e anche chi ha la vista percepisce le opere in modo diverso: sono delle opere che si possono interpretare personalmente. Vedendole dopo, alcune opere erano molto diverse da come le immaginavo; per esempio, la prima è stata stupefacente.”
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Dalia Z.: “Mi è piaciuta molto perché avendola fatta due volte, ho avuto modo di “prepararmi” in qualche modo. La prima volta ho provato persino paura di rompere le opere. La seconda è stato emozionante soprattutto l’Onda. Il cuore è molto bello: ne ho toccato tutto il perimetro e alla fine, quando si è interrotta la voce, è partito il battito. Le parole della voce narrante interpretavano molto bene ciò che si sentiva.”
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Linda G.: “Era la prima volta che faccio un’esperienza del genere, non ho avuto paura ed ero aperta ad accogliere ciò che mi aspettava. Sono partita con il quadro delle isole e non mi aspettavo per nulla ciò che poteva essere quando l’ho visto con gli occhi. La lastra di acciaio fredda, mi sembrava uno specchio, nel vederla con gli occhi l’ho trovata totalmente diversa. Il cuore è stato stupendo, mi sono sentita davanti a una persona con dei problemi, come se fossi lì per aiutarla e il battito del cuore molto forte, un elettrocardiogramma. Un’impressione stupenda. I lecca-lecca mi hanno ricordato la mia infanzia, quando giocavo con le bambole. E la stanza me la immaginavo enorme, più arzigogolata, mi ha stupito vederla di quelle dimensioni, semplicemente rettangolare e lineare. L’opera delle catene mi sembravano stuzzicadenti non shanghai.”
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Sofia: “Sono partita con timore e ansia, non mi fa impazzire non avere il controllo di me stessa. Essere guidata dalla voce narrante mi ha tranquillizzata. Generalmente, non sono una persona che si emoziona con i quadri. Questa era una cosa diversa. Mi sono piaciuti tanto il quadro dei Sogni e quello della lastra di metallo e, a differenza dal solito, mi sono emozionata molto. Non avevo decifrato tutto bene all’inizio, ad esempio mi aspettavo le barche tutte bianche.”
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Martina: “A me è piaciuta molto come sesperienza. All’inizio ero spaventata dal non poter usare la vista e, come Sofia, non avere il controllo del corpo. Poi mi sono lasciata andare. L’essere guidata mi ha aiutata. Il Cuore è la mia opera preferita: il battito è stato emozionante. Forse avrei preferito non vederlo dopo”
- Loris: “Un’esperienza caratteristica. Mi hanno colpito l’opera del brivido e quella dei lecca-lecca. Tuttavia, non avevo capito l’opera del cassetto: quando l’ho vista con la luce era totalmente diversa da come l’avevo percepita.”
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Rabia: “Mi è piaciuta tantissimo, se l’avessi vista prima con la luce non sarebbe stata lo stesso. Non mi sarei aspettata di sentirmi così emozionata, con gli occhi vedi e ti dà un’impressione diversa. Non vedendo ho usato tutti gli altri sensi, soprattutto il tatto, e si sono manifestate tante sensazioni. Mi è piaciuto tanto il profumo del quadro con i lecca-lecca, sembravano Big Babol (gomme da masticare, ndr), erano troppo buoni. La prima opera era molto bella e i colori della ‘galassia’ mi hanno fatta impazzire. Vorrei tornare e sperimentare di nuovo questa sensazione.”
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Delia: “Preferisco mostre o performance che posso vedere. Non pensavo, in questo caso, che mi piacesse così tanto. Alla fine avrei preferito non vederle e lasciare spazio all’immaginazione. L’opera che ho amato di più è stata il Cuore. Quella che ho capito meno è il cassetto dei sogni. Non ho apprezzato i nastri intrecciati. Bellissime le parole e i testi che fanno riflettere, soprattutto la sensibilità che invitano a sviluppare. Per quanto riguarda Filippo, mi è piaciuta tantissimo la storia. Inizialmente, mi ha incuriosita, tanto da staccarmi dal gruppo, inquadrare il QR code sul leggio dell’installazione, per conoscere la sua storia fino in fondo. Bellissima.”
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Ari: “Esperienza molto significativa. Mi ha fatto capire come facciamo affidamento sulla vista. Prima della vista ci siamo concentrati su altri sensi e per una visione più intima. Con la luce le opere sono totalmente diverse.”
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Lussinda: “Come altre persone, non amo essere privata della vista, mi fa sentire a disagio. Entrare in una stanza buia dove si possono usare solo le mani e udire la voce narrante mi dava fastidio, avrei preferito farla in silenzio. La guida invitava a toccare l’opera davanti a sé, ma io preferivo toccare i bordi per stabilirne il confine, poi esplorare il centro. Il Cuore è stata la mia preferita, più che altro perché non mi aspettavo di sentire le palpitazioni, mi sembrava una persona; prima l’ho toccato con una mano, poi con tutte e due. Lo rifarei.”
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Eller: “All’inizio ho provato timore, perché eravamo bendati e non riuscivo a percepire tutto. Non sono appassionata di questo genere di opere, però in questo caso mi ha colpito il Cuore per la sintonia emotiva che trasmetteva. Un’altra opera che mi ha dato coraggio è stata quella del sacco di juta: l’ho esplorato con curiosità. In sintesi, questa esperienza ha superato ogni mia aspettativa, molto particolare. Alla fine preferivo non vedere le opere e immaginarle soltanto.”
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Hanane: “La mostra mi è piaciuta molto, l’opera del Cuore e quella dei Lecca-lecca sono le mie preferite. Non ho capito la Periferia. Non capivo le barchette, sembravano scogli al tatto. Il quadro che mi ha stravolto di più era il primo, per niente avrei immaginato. Se dovessi rifarlo, ripeterei esattamente lo stesso percorso: prima senza luce e poi con la luce. Non ho apprezzato particolarmente la lastra.”
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Alessia: “Non ho avuto alcuna sensazione. La mostra molto era particolare, ben organizzata. Io non riesco a immedesimarmi in queste cose, per cui non ho provato alcuna emozione. Quando ho visto le opere con la luce, ho confermato la mia sensazione precedente e cioè che non mi hanno restituito nulla.”
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Linda: “Mi è piaciuta molto l’idea di coinvolgere persone che non possono vedere. È stato bello sapere che qualcuno vuole comprendere davvero la realtà dei non vedenti. Quando la voce narrante descriveva i colori non riuscivo a immaginarli, poi vederli dal vivo mi ha sorpreso moltissimo.”
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Linda B.: “A me è piaciuta molto l’idea, soprattutto le opere, e coinvolgere persone che non possono vedere. È stato bello sapere che qualcuno potesse comprendere la realtà dei non vedenti. Alcune opere mi hanno toccato di più, altre meno. Quando la voce narrante descriveva l’opera, non capivo che fossero colorate. Non immaginavo proprio che avessero tutti questi colori!”
Visione oltre la luce 2.0 di Paola Arrigoni promossa da UICI, l’Unione Italiana Ciechi sezione di Imperia
















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