Le interviste di Daniela
Una biologa a bordo. Intervista a Gabriella Motta
Questa estate ho avuto la possibilità di intervistare Gabriella Motta, biologa e membro dello staff scientifico del Consorzio Liguria Via Mare, realtà che offre servizi marittimi turistici e di whale watching.
Io stessa ho fatto l’esperienza a bordo di un’imbarcazione che ci ha portati a circa 16 miglia dalla costa di Savona per poter avvistare ed ammirare delle magnifiche specie di mammiferi che popolano il Santuario Pelagos.
Donne e materie STEM, un binomio che in Italia non decolla.
Secondo un report di Istat del 2023, nel 2022 un giovane su tre della fascia anagrafica 25-34 anni (pari al 23,8%), aveva una laurea nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche.
Questo dato scende al 16,6% (pari ad una laureata su sei) per le donne che hanno conseguito nello stesso anno una laurea STEM.
I numeri evidenziano inoltre che purtroppo esiste ancora un importante divario di genere.
Oltretutto STEM non è solo ingegneria, fisica o matematica. È anche chimica, biologia, scienze naturali. Ma è anche neuroscienze, ricerca scientifica in svariati ambiti e studio dei sistemi vitali nello spazio.
Nel mio nuovo spazio per “Cose da Donna” non mancheranno interviste e storie di donne che, attraverso la propria professione scientifica, agiscono con un grado maggiore o minore di consapevolezza come agenti del cambiamento e possono rappresentare delle role model per tante adolescenti che vivono in contesti in cui è ancora molto presente il limite di determinati cliché e stereotipi.
Gabriella, tu sei una biologa molto dedita alla tua professione. Di cosa ti occupi all’interno del Consorzio Liguria Via Mare?
Sono una delle biologhe di bordo. Ci occupiamo di avvistare gli animali per poterli mostrare al pubblico imbarcato.
In realtà c’è ben altro sotto: cerchiamo, con l’osservazione diretta degli animali, di far conoscere le specie presenti in mare. Un divertimento finalizzato alla conoscenza.
Ad ogni avvistamento parliamo della specie vista, degli adattamenti alla vita acquatica, dei comportamenti sociali, dell’importanza della presenza di ogni singolo animale e della biodiversità in generale. Spieghiamo l’importanza di non sostare troppo a lungo con gli animali per non interferire con le attività che stanno svolgendo e della distanza da mantenere per non arrecare danni o disturbo agli animali.
Contemporaneamente raccogliamo dati attraverso l’acquisizione dei punti GPS, la fotoidentificazione ed il conteggio. Dati che inviamo a diversi enti di ricerca come l’Università di Genova, la Fondazione Cima, l’associazione Menkab, il Tethys Research Institute, LIFE European Sharks ed altri.
Se sulla rotta troviamo un gonfiabile, lo raccogliamo. È un gesto simbolico, che ci consente però di parlare dell’inquinamento da plastica e dei danni enormi che un oggetto “perso” può causare alla fauna marina, uccidendo qualsiasi animale, dal più piccolo pesce, all’uccello pelagico come la berta e al grande cetaceo come il capodoglio.
Quali sono le specie di mammiferi, uccelli e pesci che state incontrando più spesso negli ultimi anni?
Molte persone non sanno che il Mar Ligure si trova all’interno di una vasta Area Marina Protetta internazionale, il Santuario Pelagos, che coinvolge una parte della Francia, il Principato di Monaco e la Liguria. E’ stata istituita definitivamente nel 2002 per proteggere i mammiferi marini che la frequentano e occupa ben 87.500 km2 di mare.
In quest’area viene tenuta sotto controllo l’attività di pesca industriale, è vietato l’uso delle reti derivanti, trappole mortali per delfini, tartarughe e altre specie protette e sono vietate le gare off-shore con i motoscafi.
Vengono svolte ricerche su collisioni, inquinamento acustico, inquinamento da idrocarburi provocati dal trasporto commerciale, sia di passeggeri che di merci. Viene regolamentata anche la nostra attività di whale watching per la quale viene richiesta a bordo la presenza di personale qualificato, biologi per l’appunto.
L’istituzione del Santuario ha portato benefici tangibili sulla fauna marina.
Una specie che avvistiamo più spesso ad esempio è la mobula, la nostra manta mediterranea. È un pesce cartilagineo bellissimo, viene chiamato diavolo di mare per il suo aspetto.
Le pinne cefaliche sono arrotolate e posizionate in avanti da sembrare corna, le pinne dorsali sono enormi, larghe, conferiscono al corpo, nero superiormente, l’aspetto di un mantello da cui deriva il suo nome.
In realtà è un animale filtratore, totalmente innocuo, con un tasso di riproduzione molto basso.
Altra specie rara, che nidifica sulle falesie che si affacciano in Nord Atlantico, è il Pulcinella di mare, dal becco grosso e colorato.
La vediamo più di frequente, ma forse perché abbiamo cominciato ad osservare meglio gli uccelli pelagici posati in mare a miglia di distanza dalla costa.
Per quanto riguarda i cetacei, la frequenza degli avvistamenti varia di anno in anno a causa di molteplici fattori: condizioni climatiche, presenza di fitoplancton, krill, pesci.
Le epidemie, ormai si è capito, non colpiscono soltanto la specie umana, ad esempio il morbillivirus causa elevata mortalità in diverse specie di delfini.
Quali sono a vostro avviso le principali minacce e i principali rischi a cui può andare incontro questo ecosistema di biodiversità che è patrimonio dell’UNESCO?
Di rischi ce ne sono sempre, il principale, come ovunque ormai, è legato ai cambiamenti climatici. Questa estate la temperatura dell’acqua è stata ai livelli dei climi tropicali e sicuramente un impatto sull’ecosistema lo avrà.
Altro enorme problema è l’inquinamento da plastica: troviamo tanti pezzi galleggianti o semi sommersi ed una quantità incredibile di palloncini e gonfiabili.
Se ne incontriamo sulla nostra rotta ne raccogliamo simbolicamente uno per poter raccontare alle persone cosa succede a questi oggetti quando iniziano a sgonfiarsi e affondare. Diventano trappole mortali non solo per pesci, uccelli pelagici, tartarughe, ma anche per grandi mammiferi marini, come delfini, capodogli, zifi, animali che cacciano in profondità, al buio, utilizzando l’ecolocalizzazione. Sono animali che non masticano bensì ingoiano e la plastica, scambiata per preda, una volta ingerita inizia ad accumularsi nello stomaco fino ad uccidere l’animale.
Quali comportamenti e condotta, da parte di cittadini e turisti potrebbero aiutare a preservare questo immenso patrimonio naturale che avete la fortuna di avere?
Noi, ad esempio, mostrando la plastica in mare cogliamo l’occasione per chiedere alle persone a bordo di raccogliere gli oggetti di plastica quando ne trovano sulle spiagge per evitare che finiscano in mare.
Parliamo loro dell’importanza di tutti gli organismi marini per il mantenimento degli ecosistemi. Anche delle meduse ad esempio, animali che incontriamo durante la navigazione, indispensabili per la salute dell’ecosistema pelagico.
Ci capita di parlare di “overfishing” e dell’impatto che ha su specie a volte anche lontane da noi, come i pulcinella di mare, in drastico calo nelle colonie del Nord Atlantico e che incontriamo ogni tanto nel nostro mare.
(Riprese e montaggio video di Daniela Abbondanza – Foto di Gabriella Motta)






















