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SPETTACOLO

Luciana Savignano, icona della danza a Diano Marina

L’étoile Luciana Savignano ospite d’onore il 12 luglio 2024 a Villa Scarsella di Diano Marina per il Galà della danza. Lo spettacolo inaugurale della 13a edizione dell’Estate Musicale Dianese Festival, attesa rassegna che si svolge, come di consueto nei mesi di luglio e agosto, presso il parco di Villa Scarsella, a Diano Marina, in un vero e proprio teatro all’aperto.

Sette sono gli appuntamenti in cartellone.

Si parte venerdì 12 luglio alle ore 21.30 con il Galà della Danza, il cui programma è composto di tre parti.

Nella prima verrà dato spazio alla locale scuola di danza New Movanimart con un estratto da Cenerentola per il balletto classico e un estratto de La bella addormentata nel bosco per il moderno.

La sezione centrale della serata sarà dedicata all’ospite d’onore della serata, Luciana Savignano, una delle star della danza italiana e internazionale degli ultimi decenni, nel 1975 nominata Étoile della Scala di Milano, icona del Boléro e de La Luna, per la quale diversi coreografi hanno ideato spettacoli ad hoc. Una donna energica e determinata, ma al contempo riservata e gentile, che si aprirà al pubblico di Diano Marina. Nell’occasione riceverà il Premio Emd Diano Marina alla carriera.

Un tuffo nel passato. Io e la Savignano

Era la fine degli anni Settanta quando ho visto, ancora bambina, la Savignano per la prima volta a Milano e proprio per quel Bolero di Ravel con le coreografie di Maurice Béjart che ha fatto impazzire tutti, me compresa.

In quel periodo, mia sorella maggiore mi portava spesso a teatro a vedere spettacoli di danza, proprio perché sin da piccola dicevo di volere diventare ballerina (ma, ahimè, destino infingardo, ho fatto tutt’altro). Grazie a lei ho scoperto la Savignano e tanti altri artisti del mondo della danza. Quello è il momento in cui la Savignano entra a pieno titolo nel regno del mio cuore.  L’ho sempre amata e venerata come l’essere più lucente e meraviglioso del mondo. E oggi è ancora così.

Marco Pierin

Passa qualche anno e un giorno mia madre, che aveva un piccolo negozio di antiquariato ed era arredatrice d’interni (ora si direbbe interior designer), mi telefona a casa dove stavo studiando e mi  dice di correre da lei perché dovevo accompagnare un ballerino alla fermata dell’autobus. Era un “certo” Marco Pierin. L’avevo visto ballare ne “L’uccello di fuoco” e insieme a Luciana Savignano erano i miei idoli. In quel momento avevo perso totalmente l’uso della parola. Come un robottino l’avevo accompagnato alla fermata dell’autobus e, subito dopo averlo salutato, sono svenuta sulla panca della pensilina.

E ora arrivo al perché di tutto questo discorso.

A casa di Luciana

Un bel giorno, tramite  appunto Marco Pierin, mia madre mi dice di avere un appuntamento a casa di Luciana Savignano. Il perché non so, non chiedetemelo, lì sono cascata in un mondo parallelo, totalmente astratta dal presente. Ovviamente, presumo, fosse per la sua attività di arredatrice. Appena arrivata sulla porta di ingresso dell’appartamento, uscendo dall’ascensore, talmente tanta era l’emozione che sono inciampata nello zerbino, rischiando di finire in braccio alla Savignano, nella migliore delle ipotesi, o di rovinare a terra. Nessuna delle due cose è successa, per fortuna sono riuscita a rimanere in piedi, ma tralasciamo il mio imbarazzo.

A quel tempo avevo già iniziato a studiare danza e il mio casquè in avanti non era stato certo un bel biglietto da visita. La Savignano mi ha sorriso dolcemente, si è presentata – come se ne avesse bisogno – e ci ha accolto prima in soggiorno, poi porta me in cucina per scegliere qualcosa da bere. Era estate e il caldo milanese, oltre all’emozione, mi avevano del tutto disidratata. Quell’acqua tonica era la più buona che avessi mai assaggiato. Un baccalà sotto sale sarebbe stato sicuramente più flessibile di me in quel momento.

La grazia e la dolcezza con le quali Luciana si rivolgeva a me sono sempre rimaste scolpite nel mio cuore, nei miei ricordi, come anche i movimenti di quel Bolero che rimarrà indelebile nella storia della danza. A raccontare di lei, di questa breve parentesi in cui le nostre vite si sono incrociate, mentre scrivo questo articolo, si fa viva più che mai la stessa identica emozione. Un viaggio temporale, dove sono ritornata indietro alla mia prima adolescenza. E dove ancora mi commuovo.

Terza parte dello spettacolo

Ritornando al presente, Cromatismi, omaggio a Tiziano è il titolo della terza parte dello spettacolo, in cui quattro danzatori professionisti (Emanuela Bonora, Fabio Caputo, Valentina Squarzoni, Giulio Venturini) della compagnia contemporanea Deos di Genova interpreteranno alcuni brani di Georg Friedrich Händel, Henry Purcell Orange Blossom, Tommaso Albinoni e Ludwing Van Beethoven (Sinfonia N.9 in re min op.125, Estratto Inno alla gioia).

 

Per informazioni: consultare il sito del festival www.emdfestival.it oppure la locandina pubblicata in questo articolo

(Fonte: Ufficio stampa – Foto di Angelo Redaelli)

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