I RACCONTI DI ROSS
Il bucaneve e le fanciulle di neve
È a febbraio che il bucaneve, coi suoi delicati fiori bianchi orlati di verde, ondeggianti campanelle pronte a cantare la gloria della vita che rinasce, sboccia come per incanto fra l’erba ancora irrigidita dal gelo ad annunciare il sole, simbolo eterno dell’eterna speranza che consente all’uomo di sopravvivere.
È anche l’ingrediente inatteso per una ricetta di sicura felicità: si dice, infatti, che basti raccogliere un fiore di bucaneve nella prima notte di luna piena dopo la fine di gennaio, per essere felici per tutto l’anno.
Come tutti i messaggi del mondo fatato, contiene la sua buona dose di ambiguità: dove mai potremo raccogliere un bucaneve, nelle nostre città di cemento, nei paesi infestati di utilissime auto, e persino nei prati superstiti, dove comunque non abbiamo il tempo (né più abbastanza fiducia) di andare e cercare?
Una
narra che dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre, Adamo ed Eva si erano incamminati nel loro esilio durante un rigido inverno.
Abituata all’eterna primavera dell’Eden, stanca della fatica e del freddo, Eva ad un certo punto si fermò, rifiutandosi di fare un altro solo passo. Nel suo cuore, oltre la gioia, si era spenta la speranza.
Fu allora che un angelo pietoso soffiò il suo alito di cielo su alcuni fiocchi di neve e questi, raggiunta la terra, si trasformarono nei bucaneve, primi fiori di un mondo ostile, ambasciatori della primavera.
Le leggende
Una dolce leggenda russa racconta in un altro modo la nascita del bucaneve.
Si dice che, in un giorno di cupo inverno, un taglialegna e la moglie, per divertirsi, fecero una ragazza di neve.
Erano così contenti del loro gioco gentile, che la chiamarono figlia, e forse fu la loro semplice gioia e l’affetto dei loro cuori sinceri a produrre l’incantesimo.
Gli occhi della fanciulla di ghiaccio brillarono scuri nel viso di neve pallida, ed un colore rosato apparve sulle labbra gelide.
La Fanciulla di Neve prese vita, ed era una creatura bellissima e sorridente, avvolta in candide pelli.
Grande clamore suscitò il fatto nel povero villaggio dove il taglialegna e la moglie vivevano. Alcuni dicevano che la ragazza di neve era un miracolo mandato alla coppia per far loro compagnia durante la vecchiaia; altri, che si trattava di uno spirito antico, figlio dell’inverno e della primavera.
Quale che fosse la sua natura, la fanciulla rimase con la coppia, pallida e dolce, sorridente e affettuosa come una vera figlia.
Poi, mentre l’inverno svaniva, la ragazza di neve si innamorò di un giovane che viveva nel villaggio, rendendo così il suo cuore all’umanità ed acquisendo la mortalità, destino di tutti gli esseri umani.
La morte della fanciulla sopraggiunse senza clamore, un giorno che passeggiava con il suo amato in un boschetto di betulle, pronte a rinascere al sole.
Gli alberi erano ancora spogli, ma il ghiaccio già scivolava dai rami.
Il terreno era un mosaico di neve bianca e di terra marrone.
Il giovane suonava il flauto, per dar suono alla gioia del suo cuore, mentre la ragazza di neve gli camminava al fianco, col viso rivolto verso la luce.
All’improvviso, la fanciulla emise un lieve sospiro e cominciò lentamente a svanire, finché di lei non rimasero che alcuni fiocchi di neve, subito assorbiti dalla terra bagnata.
Spuntano i primi bucaneve
Ma al loro posto, messaggio gentile e consolatore, spuntarono bellissimi i primi bucaneve a ricordo della Fanciulla di neve tanto amata.
Molto più numerose di quanto possiamo credere, sono le Fanciulle di Neve.
Nel paesaggio che ci è più familiare, dove non esistono le grandi pianure innevate, squassate dai venti gelati del Nord, le creature fatate abitano le cime più alte dei monti, quelli che circondano la Pianura Padana col loro abbraccio maestoso e possente.
Là dove vivono le Fanciulle di Neve
Le Fanciulle di Neve vivono in gruppi, là sulle cime dove l’uomo arriva raramente, e da solo, e non costituisce un pericolo, mai. Perché se un uomo arriva fin lì, ha comunque gli occhi pieni di sole, e l’anima abbacinata d’azzurro e di gelo, e conosce il significato del pericolo ed il coraggio di affrontare la morte e non danneggerebbe mai le fragili creature del mondo a lui estraneo, che tuttavia benevolmente lo accoglie.
E in ogni modo, le Fanciulle di Neve sono a loro volta molto caute, e ben di rado capita che alcuna tra loro sia così imprudente da scendere a valle, attratta dall’amore degli uomini, ignoto al suo mondo di gelo.
Le Fanciulle di Neve sono piene di gentilezza per il mondo degli uomini, ma se ne tengono prudentemente a distanza: esse sono aggraziate creature sottili, vestite inconsistenti abiti fatti di neve e di ghiaccio, così leggere che sfiorano appena, quando si muovono, il terreno coi loro piccoli piedi.
Gli uomini che conoscono ed amano le montagne che ci circondano e vivono in contatto con loro hanno imparato a comprendere i messaggi delle loro lontane amiche; e così, anche se il sole splende, se scorgono le Fanciulle ritirare velocemente i loro candidi veli stesi al sole – cosa che si comprende facilmente dal leggero pulviscolo che esse sollevano nelle smuovere le vesti – ecco che allora, misteriosamente, gli uomini delle nostre Alpi sanno che sta per scoppiare un temporale estivo, oppure una tempesta di neve.
Essi si comportano quindi di conseguenza, perché hanno imparato da una sapienza antica a tener conto degli avvertimenti delle candide creature fatate.
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