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Non solo il “Bacio” alla mostra su Hayez alle Gallerie d’Italia di Milano

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Non solo il “Bacio” alla mostra su Hayez alle Gallerie d’Italia di Milano

Francesco HayezPigmenti puri, occhi penetranti, tele tavole e strappi di affreschi, velluti e pellicce da toccare, luci e personaggi che cercano di evadere dalla bidimensionalità della tela, cornici che illuminano e valorizzano senza invadere, influenze e rimandi a diverse opere della nostra storia dell’arte; nel contesto del Palazzo Anguissola di proprietà di Intesa San Paolo, si attraversa l’Ottocento italiano, percependo le emozioni e gli ideali di  Francesco Hayez, vero maestro del pennello.

Una mostra completa, dove è possibile percorrere la vita del pittore attraverso le sue convinzioni, la sua splendida mano e l’utilizzo delle tecniche e dei colori.

Una mostra dove, dietro al suo “accademismo”, si avvertono la sperimentazione, i ripensamenti e quanto un solo colore abbia il potere di cambiare un’opera. La sua ricca tavolozza ci induce a trattenerci, mentre visitiamo la mostra, ed a fare particolare attenzione al suo utilizzo ragionato di alcuni pigmenti puri all’interno della composizione delle scene; il rosso di cadmio, il blu oltremare e le ocre gialle ci sospingono, accompagnati dall’artista, a soffermare lo sguardo su alcune figure piuttosto che su altre, incantati da bustini di velluto, coroncine di pizzo e scialli di pelliccia che viene voglia di accarezzare.

L’approccio tecnico cambia con lo scorrere delle opere: molto decorativo inizialmente, attento a permettere agli incarnati di uscire dagli sfondi architettonici che ci mostrano la bravura dell’artista anche come decoratore, poi ecco che i dipinti mano a mano divengono composizioni più complesse, attente alle espressioni, nei ritratti, di sé stesso e di altri.

Francesco Hayez Nettuno e Mercurio su una conchiglia trainata da ippocampi

Nettuno e Mercurio su una conchiglia trainata da ippocampi

Francesco Hayez domina le tecniche artistiche, sperimenta preparazioni sottili o più corpose e omogenee e diverse armature di tessuti che traspaiono dalla pellicola pittorica e influenzano la nostra percezione delle figure. Tecniche antiche che ritroviamo negli splendidi affreschi strappati del 1819, di Palazzo Ducale, a Venezia. Vediamo i disegni preparatori incisi nell’intonachino e le giornate di lavoro; si avvertono gli spessori e il rifrangere delle onde in cui sono immerse le divinità, Nettuno e Mercurio su una conchiglia trainata da ippocampi. Le lunette sono state restaurate mantenendo in parte l’intervento precedente, per cercare di sollecitare la pellicola strappata il meno possibile; si tratta di un restauro rispettoso e non invadente che ci permette di vedere la mano di Francesco Hayez nei particolari meglio conservati, ed i suoi ripensamenti attuati per dare maggiore equilibro alla composizione (Due Nereidi).

Nel Ritratto a Carolina Zucchi a letto, 1822, l’incarnato è diverso da tutti gli altri: l’utilizzo di agili piccole pennellate, che solo da vicino si differenziano ai nostri occhi ormai abituati alla sua morbida pennellata a velature, ci riporta a correnti pittoriche affermatesi successivamente. A questo si affiancano tavole perfette, dove la preparazione appare omogenea e la pellicola pittorica è stata stesa a velature, come gli antichi maestri insegnavano, e che ci fa associare queste tavole a quelle di Antonello da Messina.

Di seguito ecco l’incontro con la Maddalena penitente, con quei malinconici occhi, ipnotici, che ci costringono a sostare fino a rimanerne abbagliati. Accanto un’altra lei, con gli occhi che rimandano a quelli della Venere del Botticelli, distanti ma penetranti, freddi ma travolgenti. Non si può rimanere indifferenti di fronte a questa splendida Maddalena e il confronto tra i due dipinti ci consente di svelare che lo sfondo con le montagne è molto più rassicurante di come sarebbe stato se ci fosse stato il mare. Leggere la tecnica di Francesco Hayez, i suoi continui ripensamenti sulla posizione di questa figura fa si che ci si senta lì con lui, nel 1823. E’ la stessa emozione che ho percepito guardando Il bacio, dove cercando le differenze tra i tre dipinti, non ho colto immediatamente l’abito bianco, tanto la mente è educata a ricordare quel dipinto, tanto visto presso la Pinacoteca di Brera, nei colori della tela del 1859.

Quindi le scene si ampliano, iniziano a muoversi più velocemente.

Francesco Hayez Venere che scherza con le due colombe

Venere che scherza con le due colombe

I visi diventano sempre più espressivi, la visione dello sguardo giocoso della Venere che scherza con due colombe, 1830, viene distratto ancora da un pigmento puro, dal rosso del filo che le accarezza il fianco, mentre dell’acqua, in cui ha immerso i piedi, sentiamo quasi il mormorio.

Ogni dipinto è una poesia dove la mente si fa distrarre da particolari che stimolano i sensi e le nudità appaiono talmente naturali da non disturbare.

Arrivati quasi al termine si incontra la Accusa segreta: siamo nel 1847, e viene voglia di capire cosa sia successo a questa splendida dama preoccupata, vestita di verde ed adornata da un velo in tulle nero, che si contrappone alla luce del sole che sullo sfondo si riflette sulle vele delle barche di Venezia.

Ammaliata dal vaso di Fiori del 1834, caldo e dirompente, mi sono stupita di fronte a quello del 1881, dove la potenza dei colori e della natura sembra assopita e costretta dal vaso che li contiene. L’attenzione corre all’animo rivoluzionario del pittore, deluso dai fatti storici che attorno a lui accadono, la tavolozza cambia e i dipinti, come La Meditazione del 1851, diventano più realistici e al contempo più simbolici, i colori diminuiscono e aumentano gli scuri.

Questa esposizione è un viaggio nei colori e nella storia d’Italia che rende complice il visitatore, raccontandogli una storia ad ogni dipinto, con gli occhi di Francesco Hayez.

di Alessandra Carrieri

Alessandra Carrieri è stata docente del corso di Restauro dell’Arte Contemporanea 2 e Restauro di manufatti sintetici e assemblati presso l’Accademia di Belle Arti di Brera – Milano -, attualmente insegna presso l’Accademia Cignaroli di Verona e l’Università Cà Foscari di Venezia. Pioniera della conservazione e del restauro della Street Art.

INFO SULLA MOSTRA clicca qui

Gallerie d’Italia – Piazza Scala
Piazza della Scala, 6
20121 Milano

Orari
martedì/domenica h. 9.30/19.30 (ultimo ingresso 18.30)
Giovedì h. 9.30/22.30 (ultimo ingresso 21.30)
Lunedì chiuso

Informazioni numero verde 800.167619
info@gallerieditalia.com

 

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