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La leggenda di Erbarosa

I RACCONTI DI ROSS

La leggenda di Erbarosa

Di Rossa, piccolo paese della Valsesia, nelle Alpi occidentali, è la leggenda – o forse è storia – di una fanciulla dall’aggraziato nome di Erbarosa, che a Rossa ha vissuto la sua breve vita.

La storia, che forse è favola, di Erbarosa, è avara di particolari, ruvida ed aspra come le montagne che le fanno da cornice. Possiamo solo supplire con l’immaginazione, per riempire di poesia i pochi spazi che la storia concede.

Era giovane Erbarosa, dice il racconto.

Ma doveva anche essere bella, se a due uomini di quelle impassibili  montagne si infiammarono i cuori, fino a battersi per lei. Bella, certamente, della severa bellezza della catena montuosa dove il dramma si svolse. Probabilmente  agile, flessuosa e sottile come uno dei camosci che ancora popolano i luoghi dove è vissuta, a furia di camminare su e giù per quegli aspri sentieri.

Forse  tenera e già predestinata al sacrificio, come i caprioli dai grandi occhi umidi e dall’approccio gentile. Io la immagino coi lunghi capelli un poco arruffati dal vento che soffia sulla brughiera, un po’ brusca e silenziosa come la gente di montagna abituata ai lunghi silenzi solitari, profumata del buon profumo dell’erba degli alpeggi, come invita a supporre il suo nome inconsueto e aggraziato.

Mi è stato detto che in quelle regioni, forse adesso, forse tempo fa, in un indefinito periodo dell’anno c’è un’erba che diventa rosa, forse al tramonto, e forse profuma, e forse è solo leggenda. Ma una mia amica, che è nata qui ed ha percorso i selvaggi sentieri della brughiera, mi assicura che esiste un’erba che si chiama proprio così,  e si può anche mangiare, dal lieve sapore acido, e toglie anche la sete, nelle lunghe passeggiate a mezzo tra le montagne, ed in giugno, al tempo di San Giovanni, quando inizia l’estate, produce un’infiorescenza rosa, assai gradevole a vedersi per le lunghe distese dei prati…

La storia racconta dunque che la giovane Erbarosa, ormai ragazza da marito, fece quello che usavano fare in quei tempi le ragazze di Rossa, e cioè presentare all’uscita dalla Messa, il giorno di San Giovanni, su all’oratorio del Sasso, una grossa focaccia, che doveva essere messa all’incanto e poi sarebbe stata vinta dall’innamorato, il quale, offrendo più di tutti gli altri, si aggiudicava la focaccia e la fanciulla, rendendo così pubblico il fidanzamento.

L’oratorio del Sasso è situato su una grossa sporgenza rocciosa dalla quale puntava, e punta tuttora, il campanile verso il cielo terso delle montagne.

Andò dunque Erbarosa all’asta dove l’aspettava il suo destino, ci andò con tutti i suoi sogni intatti, tersa come l’acqua della   piccola cascata che canta lì dappresso, giovane come il mattino.

Ma troppo bella, forse, perché questa volta non andò come tutte le altre, e due uomini si accanirono a gareggiare per la fanciulla dal nome profumato. Dalle poste sempre più alte passarono alle parole brusche, ed infine vennero alle mani.

Imbarazzata, probabilmente, lei così riservata, giovane, imprudente, generosa, Erbarosa, che a uno dei due doveva aver già donato il suo cuore, e forse temendo per lui, si gettò tra i contendenti nell’ansia di dividerli e tutti e tre, trascinati ciascuno dal proprio impeto, precipitarono nel burrone. Così finisce la storia, ed anche la loro breve vita.

Storia? Leggenda? Vero è che nella mulattiera più sotto, ai piedi del dirupo, in un sasso sono piantate tre anonime croci, che forse alla leggenda hanno dato origine, o forse sono state messe a ricordo delle tre giovani vite spezzate. Vero è, mi diceva chi mi ha raccontato questa storia, che nei libri comunali di Rossa, in un anno imprecisato del 1800, risultano morti lo stesso giorno due uomini ed una donna, tutti e tre troppo giovani per morire.

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