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INCARTATI, spettacolo teatrale dell’Asl 1 imperiese

AMORE & PSICHE

INCARTATI, spettacolo teatrale dell’Asl 1 imperiese

incartatiGiornata della felicità, venerdì 20 marzo. In questa particolare occasione, venerdì 20 marzo 2015, è andato in scena lo spettacolo teatrale “Incartati“, del laboratorio teatrale “I viaggiatori sognanti”, presso il Teatro Eutropia del polo universitario DAMS di Imperia.

Lo spettacolo è stato il frutto di un innovativo e interessante laboratorio di teatro d’animazione, organizzato ormai da diversi anni dal Dipartimento Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ASL1 imperiese, in collaborazione con l’Associazione Famiglie Pazienti Psichiatrici (ALFAPP) e la preziosa consulenza di Anna Solaro e Giancarlo Mariottini del Teatro dell’Ortica di Genova.

Protagonisti di questa esperienza sono stati 35 “attori”, tra pazienti e operatori dei centri diurni e degli altri servizi di salute mentale dell’ASL 1 imperiese, che nel corso dei mesi passati hanno lavorato con lo strumento del teatro, divenendo quest’ultimo occasione di crescita personale, di integrazione, di lotta all’emarginazione e al pregiudizio. Un grande esempio in materia fu Marco Cavallo, il destriero di cartapesta costruito dai pazienti dell’Osp di Trieste, soprannominato “l’ospedale dei matti”, sotto la direzione di Giuliano Scabia, che tra l’altro favorì la legge Basaglia, liberando le menti, le persone e il teatro stesso da “gabbie” non solo istituzionali.

Anna Solaro ha condotto in modo impeccabile sia gli attori, sia il pubblico, alla scoperta delle emozioni più disparate. Nello spettacolo Incartati, le parole d’ordine sono state le emozioni e come le stesse si manifestano attraverso il lavoro del teatro; a questo punto, si tratta di prenderne coscienza, lasciarle fluire, esprimerle e gestirle, a vantaggio di una possibilità di salute. Per tutte le persone, la sfera emozionale coincide il più delle volte con rimozioni, repressioni, non conoscenza, incapacità nel prendere misura e nel fare i conti con – diciamo – la realtà. Se questa sfera è più o meno incrinata, si hanno degli sviluppi direttamente proporzionali nella psiche e per i pazienti psichiatrici può incidere molto su un processo di ben-essere. Il teatro diviene, dunque, uno strumento per supportare e aiutare in modo significativo queste persone, poiché interviene come canale cognitivo ed espressivo delle emozioni.

Un’intervista video ha presentato e raccontato lo spettacolo e gli attori-pazienti.

Ed eccoli palesarsi in carne e ossa sul palco, a uno a uno. Prima Iolanda “abbracciata” di spalle con Anna Solaro, come due volti di una stessa medaglia, un flusso di coscienza che si libera nel racconto delle proprie emozioni. Iolanda, così vera, così spontanea, con lo sguardo basso, la osservo raccogliere nel suo bacino interiore tutte le emozioni da raccontare a un pubblico davvero attento. Lo stesso pubblico che, nonostante siano passati tanti anni da quel Marco Cavallo che portò fuori dalle mura di pietra e mentali il paziente psichiatrico, il più delle volte si inibisce di fronte ad esso e il suo sguardo di stigma e di paura ne fa prendere le distanze. Come se la malattia mentale fosse contagiosa. La rappresentazione, dunque, diventa l’occasione di vicinanza con chi sta ai margini, come i ragazzi di Scampia o i carcerati: ecco il teatro di animazione. Quello vero.

“Incartati” vuole essere anche una denuncia delle condizioni di questo tipo di paziente, incartato e legato, posto a tacere, lontano da perbenismo e buonismo spicciolo. A volte, nascosto da coloro che per interesse gli negano diritti e dignità e lo privano anche dei ricordi. Ma il teatro, questo teatro, gli ridona la parola. Una parola che al pari di una fiammella fioca, piano piano prende potenza, si alimenta; ed ecco allora diventare un gran bel falò, un uragano di emozioni, prima scritte su quegli stessi fogli usati per “incartarli” e poi, una volta liberati, da leggere a chi, come me, era seduto davanti al palco ad ascoltarli e ammirarli in religioso silenzio. Qui nasce un nuovo tipo di relazione, quella con il pubblico.

Una delle “attrici” scruta tra il pubblico, alla ricerca di un viso conosciuto, finalmente lo scorge e felice si prodiga in un saluto con la mano. Un altro “attore” viene letteralmente spinto sul palco, mentre a gran voce dice di non voler entrare. Ma una volta lì, rimane con il suo volto un po’ intimidito e un po’ sorridente. Chissà quale turbinio di emozioni stavano vorticando “dentro” all’involucro di carta in cui era… incartato, dentro a quell’involucro fatto di carne e ossa. Non so se facesse parte dello spettacolo questa sua reticenza a entrare in scena. Fatto sta, qualunque cosa fosse, è ben riuscita.  La sua emozione era quella della contentezza. I suoi battage con Anna Solaro hanno strappato le risate del pubblico… e agli attori stessi. D’altronde, ribatte Anna, oggi è la giornata della felicità. Non lo sapevo, lo scopro ora, ridendo. Paolo, si muove avanti e indietro declamando con il fare di chi la sa lunga dell’ambiente teatrale e di chi ha dimestichezza con un palco. E’ un oratore nato. E poi Simone, si destreggia tra i compagni di avventura in modo fluido e consapevole. C’è l’incartata più timida o l’incartato più tranquillo,  comunque tutti dicono la loro.

Incartati è stato uno spettacolo breve ma intenso. Ricco di emozioni, per tutti! Applauditissimo e a lungo. Mi sono alzata in piedi, in segno di profonda ammirazione e apprezzamento, come si usa nei confronti di grandi protagonisti del teatro alla fine di una straordinaria interpretazione. Non ho potuto resistere. Avrei voluto urlare “bis”. Gli attori, tutti, meritavano davvero il mio applauso in piedi.

Concludo questo mio articolo con una vena leggermente polemica: mi domando che fine avessero fatto tutti i ragazzi del DAMS. Eppure lo spettacolo era in “casa” loro. Eppure il teatro di animazione ha fatto parte per anni, con almeno tre moduli, delle materie d’esame. Tutti famosi e impegnati scrittori, attori, registi, musicisti o blogger? Questo mi ha messo un po’ di tristezza e di amarezza. Sono comunque emozioni.

di Susanna Sforza

Approfondimenti:

978-88-7223-156-2 Giuliano Scabia, Marco Cavallo. Da un ospedale psichiatrico la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura. Un classico del teatro. Una rivoluzione per la psichiatria. Nuova edizione con contribuiti di Franco Basaglia, Umberto Eco Peppe Dell’Acqua. E un DVD commentato da Giuliano Scabia e Peppe Dell’Acqua. Riedizione a cura di Elisa Frisaldi, pp. 240 + DVD, € 20

 

 

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