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Ho’oponopono: il fiore della vita

AMORE & PSICHE

Ho’oponopono: il fiore della vita

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Joe Vitale e il Dr Hew Len

Ho conosciuto Ho’oponopono in un momento drastico della mia vita. Ero davvero a terra e nella classica situazione di disorientamento. Un amico mi parlò di un libro di Joe Vitale, Zero Limits, mi suggerì di leggerlo. Da lì, iniziò la mia avventura, una delle tante. Al principio, pensavo di leggere la classica americanata da invasati ma, addentrandomi nella lettura, fui portata a riflettere sui tanti avvenimenti che mi stavano travolgendo. Ero in uno di quei periodi della vita dove ti senti con i gomiti per terra e il sapore della polvere in bocca. Uno di quei “terremoti esistenziali”, in cui tutto entra in discussione, in modo particolare il tutto che è dentro noi stessi. In poche parole, un momento in cui “si perde la bussola”!

Decisi, a quel punto, di approfondire l’argomento; ero avida di sapere. Comprai altri libri, quello di Stefania Montagna, Il Fiore della vita, poi ancora di Mabel Katz, Scopri Ho’oponopono.

Iniziavo a “capire” e questo mi piaceva. Non costava nulla e vedevo una via prospettarsi innanzi a me, una nuova strada da percorrere. Passin passino, a piedi scalzi, ho iniziato un viaggio attraverso le meraviglie della vita e, soprattutto, nel fiore  che c’è in me, che ognuno di noi possiede.

Mi ritrovai, per caso, sul sito ufficiale in inglese (www.self-i-dentity-through-hooponopono.com) e da lì mi ritrovai in quello italiano e con dei contatti in Italia (www.hooponoponoitalia.it). Lessi e rilessi, quasi incredula, appresi che avrebbe avuto luogo un seminario in Italia, a Riccione. Investii tutti i miei risparmi e ci andai.[slideshow_deploy id=’110′]

Introduzione

  • Ho’oponopono è un antico sistema hawaiano che propone la risoluzione dei problemi. La parola deriva da: ho’o = portare alla luce, pono = correggere, oonopono = occuparsi di, avere a cuore. In senso più ampio, quindi, il significato è di “compiere ciò che è giusto”, rettificare ciò che è sbagliato, correggere ciò che viene definito “errore”.
  • La vita è una ripetizione di ricordi che sono come dei nastri in registrazione nella testa, ventiquattro ore al giorno, che guidano e influenzano senza rendersene conto. Non si può evitare questo processo, ma si può scegliere di fermarlo. Ho’oponopono insegna come cancellare i nastri che non sono più utili, neutralizzando e rilasciando l’energia associata ai pensieri dolorosi e sostituirla con ispirazioni provenienti dal divino.
  • Il processo di cancellazione avviene attraverso il perdono, il pentimento, la purificazione e la trasmutazione, utilizzando alcuni cosiddetti “strumenti”.

L’origine della tecnica

  • In origine, ho’oponopono era una “tecnica di comunicazione” con lo scopo di risolvere i problemi, prendendo in considerazione tutte le diverse interpretazioni di una determinata situazione. Iniziava con la riunione di due o più persone che volevano risolvere un problema esistente tra loro, seguiva la scelta di un mediatore che poneva le condizioni perché gli interessati comunicassero i propri sentimenti, favorendo in questo modo il processo di riappacificazione e, di conseguenza, di guarigione. Esattamente ciò che avveniva nelle piccole società di tutto il mondo con lo sciamano o lo stregone oppure semplicemente con i vecchi del villaggio a cui si sottoponevano i problemi. Seguiva, quindi, la recitazione di una preghiera. Infine, il mediatore chiedeva ai partecipanti di perdonarsi a vicenda e di lasciare andare tutta la rabbia, i sensi di colpa, le paure, così come tutti gli altri sentimenti legati al caso specifico. A questo punto, la faccenda veniva definitivamente chiusa. Nel passato, dunque, bisognava che tutta la famiglia fosse presente; ora questo non è più necessario.
  • Il nuovo metodo, basato sul lavoro del singolo individuo, fu creato da Morrnah Simeona,  kahuna, lapa’au (la parola kahuna significa “i custodi dei segreti” e lapa’au “uno specialista in guarigione”; quindi i kahuna sono sacerdoti e sacerdotesse hawaiani). Lo insegnò al dottor Ihaleakala Hew Len, psicologo, il quale sentì parlare di lei come una donna che raggiungeva successi prodigiosi su malati di ogni genere, teneva conferenze presso ospedali, scuole e addirittura all’Onu (Organizzazione nazioni unite).
  • A partire dal novembre del 1982, il dottore divenne suo discepolo, fino alla scomparsa, avvenuta nel 1992. Da quel momento in poi, il dottor Hew Len, il “terapeuta più strano del mondo” ha proseguito l’operato della maestra, insegnando il sistema hawaiano in tutto il mondo. Nel corso della propria carriera ha seguito migliaia di persone, compresi gruppi all’Onu, all’Unesco (Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura); lo ha applicato con successo anche in reparti di massima sicurezza e sui malati di mente di un intero ospedale psichiatrico pubblico delle Hawaii, definiti incurabili.

In cosa consiste

  • Nel subconscio ci sono migliaia di milioni di ricordi e programmi di cui non si è consapevoli, a partire da quelli che derivano da genitori, famiglia e antenati in genere, o addirittura da vite passate, fino a quelli che si accumulano dal giorno della nascita: “non fare quello, non fare questo, per essere amato devi comportarti così…”. Tutte queste informazioni si ripresentano sotto forma di problemi nella vita quotidiana.
  • Se si vuole cambiare qualcosa, bisogna lasciare andare tutto ciò che non fa parte della propria vera natura, frutto di condizionamenti di vario genere, per accettarsi e amarsi come si è, attraverso ho’oponopono.
  • Si  crea, in questo modo, ciò che viene definito uno “spazio vuoto”, da riempire con la giusta informazione e di amore infinito.
  • A questo punto, si manifesta “l’ispirazione” necessaria a guidare la propria vita verso le scelte migliori, per essere sempre nel posto giusto e al momento giusto; gli altri saranno in grado di fare lo stesso, per riflesso: tutto ciò che accade nella realtà esteriore, è l’inconscio ad attirarlo.

I benefici per il corpo

  • Ogni problema del corpo, ogni dolore e sofferenza, è l’effetto delle memorie. Il concetto espresso è paragonabile alla medicina olistica, in cui il comparire di sintomi, non è altro che il risultato di una sofferenza interiore, una sorta di sfiato della pentola a pressione. Ciò è anche un bene, perché si dà la possibilità di riequilibrare o armonizzare il corpo con la mente, risolvendo un problema alla base.
  • In senso più ristretto, le malattie considerate ereditarie, come per esempio il diabete, secondo il sistema hawaiano, possono provenire addirittura dagli antenati.
  • Ho’oponopono offre l’opportunità di cancellarle, prima che si manifestino, con gli strumenti che il metodo mette a disposizione.

I benefici per la mente

Secondo ho’oponopono la nostra mente è formata da tre parti: la superconscia, la conscia e la subconscia:

  • La parte superconscia è la nostra parte spirituale, chiamata Aumakua, rappresenta il padre. E’ la parte che, accada quel che accada, appare sempre perfetta e conosce ogni cosa, soprattutto ha ben chiaro la propria identità.
  • La parte conscia è quella razionale, ciò che viene definito intelletto o mente, detta Uhane, la madre. E’ l’aspetto importante del nostro essere, perché è quella parte che ha la facoltà di scegliere, se reagire e impegnarsi quando si presenta un problema o se lasciarlo andare, facendo sì che venga risolto dalla parte di noi che “sa come fare” (Aumakua).
  • La parte subconscia o subconscio è la parte emotiva, chiamato Unihipili. E’ il nostro bambino interiore e registra tutti i ricordi. Normalmente è la parte più trascurata, ma è anche la più importante perché è responsabile di ciò che si manifesta nella vita. E’ la parte “intuitiva”, che regola il corpo, cioè quella che fa respirare automaticamente, senza dover pensare di farlo. Quando ci si sente nervosi senza motivo apparente, è in realtà il subconscio che mette in allerta quando qualcosa di negativo sta per accadere.
  • I problemi si ripetono perché quando compaiono si reagisce e li si afferra, soffermando il pensiero su di essi, in modo ossessivo. In genere, sono ostacoli già incontrati, ma che non sono stati mai superati. Per questa ragione la situazione ritorna, per dare l’opportunità di affrontarla in modo diverso e di risolverla definitivamente.
  • Le persone spesso entrano a far parte della propria vita per mostrare ciò su cui bisogna lavorare. Le relazioni sono semplici specchi nei quali vedersi riflessi. Occorre assumersi “la responsabilità” per coloro che soffrono, perché è la ripercussione dei propri ricordi e pensieri che genera tale situazione. Per evitare che accada, bisogna “lasciare andare” e “pulire”, per se stessi, perché tutto ciò che viene cancellato in noi, automaticamente si cancella anche negli altri.
  • Ho’oponopono, quindi, considera i problemi come opportunità e non come esperienze terribili.

Come e quando si esegue

  • Il primo passo da fare è prendersi il 100 % delle responsabilità, cioè bisogna comprendere che la sorgente del problema sono i “pensieri erronei” in se stessi.
  • Si prosegue nel pulire le memorie, comunicando con il bambino interiore, Unihipili o parte subconscia, attraverso gli strumenti di ho’oponopono. Uno di questi, il più importante, è ripetere (a voce alta o nella mente) l’invocazione “ti amo, mi dispiace, ti prego perdonami” in ogni momento della giornata, quando si guida, mentre si fa la fila o si passeggia, come una sorta di mantra o di preghiera. Non si deve provare per forza i sentimenti di gratitudine, amore, ecc., l’importante è dirlo più spesso che si può, e non necessariamente la frase per intero, perché ogni parola è uno strumento di pulizia, da utilizzare indipendentemente uno dall’altro.
  • Si può anche pronunciare la parola Hawaii, che tradotto significa: ha = respirare, wai, acqua; I, divinità; quindi Hawaii è: il respiro e l’acqua della divinità.
  • Mangiare fragole e mirtilli, freschi o secchi, in marmellate, gelatine o sciroppi, perché questi frutti svuotano dai ricordi.
  • Gli strumenti vengono considerati sacri, anche se a volte sembrano ridicoli o troppo semplici. Non importa se si crede o no, basta farlo.
  • E’ sufficiente avere “l’intenzione” di qualcosa (di qualunque natura essa sia, materiale o non), senza chiedere nulla, perché il divino che è in ognuno sa di cosa si ha bisogno.
  • Facendo l’invocazione (ti amo, …), si comunica a Dio, all’universo, o comunque si voglia chiamare, che si è pronti a lasciar andare il problema.

di Susanna Sforza

con la consulenza di Stefania Montagna, autrice del libro Ho-oponopono, Il Fiore della vita

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